Per una critica della TV
La televisione dal punto di vista sociologico è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più diffusi ed apprezzati e naturalmente anche tra i più discussi. I contenuti dei programmi trasmessi agli utenti dalle varie emittenti televisive sono tra i più svariati: telegiornali, talk show, reality show, talent show, telequiz, game show, varietà, divulgazione culturale in genere, pubblicità televisiva, fiction, varietà etc. I produttori cercano di individuare, attraverso gli indici di ascolto, le preferenze degli spettatori in maniera da riproporre edizioni sempre più perfezionate dei programmi più seguiti. Tuttavia, i dati acquisiti durante le misurazioni qualitative degli ascolti il più delle volte sembrano non corrispondere alle critiche lanciate dal medesimo bacino di utenza. Infatti, vi è una forte discrasia tra i gusti reali dei telespettatori e le loro dichiarate aspettative.
Si può quindi parlare di critica a tutto tondo, dallo spettatore al programma televisivo, e non è di certo un fenomeno, questo, strettamente recente. Già nel 2001, in occasione della consegna dei telegatti per la categoria “costume e cultura”, che vide il trionfo di Grande Fratello, ci fu una forte critica da parte di Alessando Cecchi Paone, conduttore di “La macchina del tempo”, che non gradì l’assegnazione del premio al reality show.
Il Grande fratello poteva sicuramente essere considerato trasmissione rivelazione, ma non certo trasmissione di cultura tout court. Per gli osservatori dell’evento si trattò di un affronto al buon senso della società. Ma gli sviluppi che nel corso di questo decennio il realty show ha fatto registrare confermano anno dopo anno la previsione della giuria del 2001: l’offerta di modelli di comportamento osservabili in qualsiasi momento della giornata risulta essere un potente volano per la comunicazione e per il confronto sociale.
Ed infatti, ancorché ritenuti costantemente diseducativi, possiamo tranquillamente osservare che questi show riproducono i meccanismi della società contemporanea e costituiscono pertanto un potente richiamo di massa. Lo stesso discorso può essere esteso ai programmi di confronto politico che, sebbene criticati dagli spettatori per l’eccesso dei toni utilizzati e per l’estrema faziosità espressa, soprattutto da reti pubbliche dalle quali ci si aspetta moderazione ed equilibrio, sono sempre più seguiti e lasciano registrare vertiginosi picchi di ascolto.





